REGOLAMENTO PISCINE

Regolamento PISCINE

Ormai da diversi anni, a seguito dell’entrata in vigore del D.P.GG.R. 26/02/2010 n. 23/R è divenuta operativa e pertanto obbligatoria nella sua applicazione la L.R.T. n. 8 del 09/03/2006 recante le: “NORME IN MATERIA di REQUISITI IGIENICO-SANITARI DELLE PISCINE AD USO NATATORIO.

La normativa in oggetto, sebbene operi una distinzione e diverse applicazioni tra Piscine Pubbliche o Private aperte al pubblico, Piscine Private ad uso Collettivo, (ad esempio quelle inserite all’interno di strutture ricettive, di palestre, campeggi, strutture alberghiere, ecc.) ed Impianti finalizzati ai giochi acquatici, risulta sempre obbligatoria ogniqualvolta vi sia presenza di una vasca il cui accesso è consentito al pubblico od alla clientela esterna. Sono escluse dall’applicazione, poiché regolate da specifica legge, soltanto le piscine destinate ad usi curativi, riabilitativi e termali.

La suddetta norma prevede requisiti atti alla tutela degli ospiti sia in termini di requisiti igienico-ambientali per la tutela della salute (igiene degli ambienti, qualità e trattamento delle acque, ecc.) sia in termini di incolumità fisica (tutela dagli infortuni, requisiti ambientali/strutturali, ecc.); i principali aspetti di tale norma possono essere così riassunti:

  1. Requisiti impiantistici e strutturali
  2. Pratiche formali con redazione di appositi piani di controllo delle procedure adottate
  3. Applicazione di controlli e di analisi periodiche sulle acque di approvvigionamento e di vasca
  4. Presenza obbligatoria di “FIGURE QUALIFICATE” all’interno della struttura.

 

  1. Requisiti Strutturali:

L’obbligo previsto per il 20/03/2015 di adeguare gli impianti a quanto indicato dalla L.R.T. n. 8/06 (già prorogato  precedentemente di 2 anni rispetto alla scadenza del 20/03/2013) è stato, con l’ultima modifica intercorsa a fine 2014, INTEGRATA con ALCUNI ULTERIORI ADEMPIMENTI e NUOVAMENTE POSTICIPATA FINO AL 31/03/2016.

Occorre chiarire per precisione che tale Proroga riguarda soltanto le piscine “già in esercizio” al momento dell’entrata in vigore della suddetta delibera e pertanto al 05/03/2010, che per poter usufruire della DEROGA dovevano presentare ISTANZA AL SUAP del Comune di riferimento entro il 30 settembre 2015; l’ultima stesura della legge riporta modifiche alle disposizioni minime di adeguamento e riguarda soltanto questo caso specifico.

Il regolamento è invece operativo e pertanto ritenuto adempiuto per le piscine che, aprendo a seguito del 20/03/2010, devono di fatto aver adempiuto alla Delibera Regionale risultando pertanto sanzionabili in caso di mancati requisiti. Elemento su cui porre attenzione la “Chiusura dell’esercizio” in caso di non rispondenza ai requisiti della legge.

Si raccomanda pertanto di procedere il prima possibile ad una verifica dei requisiti della propria piscina in riferimento al regolamento in oggetto in modo tale da definire e programmare gli interventi necessari, alcuni dei quali anche a livello impiantistico.

  1. Pratiche Formali:

Il corretto funzionamento delle piscine deve essere controllato sia internamente che esternamente.

I controlli interni sono svolti dal responsabile della piscina, quelli esterni sono di competenza USL.

I controlli interni sono eseguiti secondo protocolli di gestione e di autocontrollo, a tal fine il responsabile della piscina deve redigere un documento di valutazione del rischio in cui deve essere considerata e valutata ogni fase che può rivelarsi critica nella gestione dell’attività e della balneabilità delle acque. Le piscine con accesso al pubblico o le strutture che hanno in esercizio piscine con accesso agli ospiti hanno obbligo di dotarsi di un documento contenente:

  • Valutazione del rischio per la salute e l’incolumità dei bagnanti
  • Requisiti tecnico-funzionali dell’impianto
  • Registro degli interventi di manutenzione
  • Registro dei controlli operati in vasca
  • Regolamento interno della Piscina
  • Registro delle analisi delle acque
  1. Controlli sulle acque:

Per le piscine non approvvigionate da Pubblico Acquedotto deve essere effettuata analisi chimica dell’acqua di approvvigionamento atta a garantire conformità ai parametri indicati dalla norma; in caso di non rispetto dei parametri occorre agire affinché sia garantito quanto richiesto.

Devono inoltre essere programmate analisi periodiche delle acque al fine di mantenere sotto controllo quanto indicato e definito nelle procedure di cui al precedente punto.

  1. Figure qualificate e Requisiti del Personale:

All’interno della struttura o dell’impianto devono essere definite le figure di:

  • Responsabile della Piscina,
  • Addetto agli impianti Tecnologici,
  • Assistente Bagnanti.

Per le piscine inserite in strutture adibite ad attività ricettive come alberghi, campeggi, agriturismi e simili, accessibili ai soli ospiti, clienti o soci della struttura stessa  non è obbligatoria la presenza dell’Assistenza Bagnanti (il responsabile della piscina deve però informare gli utenti che la piscina è priva dell’assistenza e deve attrezzare l’area in modo tale da impedire l’accesso incontrollato ai minori di 14 anni per salvaguardarne l’incolumità).

Le figure di Responsabile ed Addetto, eventualmente riconducibili anche al solo Titolare dell’attività, sono invece sempre e comunque obbligatorie e devono essere formate con specifici percorsi, da effettuarsi nell’ambito del sistema di formazione Regionale; in data 28 Aprile 2011 la stessa Regione Toscana ha approvato i percorsi formativi relativi alla “Formazione obbligatoria per Responsabile di Piscina e Addetto Impianti Tecnologici ed i relativi percorsi formativi abbreviati”. Tali corsi di formazione possono essere effettuati esclusivamente da ente riconosciuto o da Agenzia Formativa Accreditata al Sistema della formazione della Regione Toscana.

Ai corsi previsti di:

  • Responsabile della Piscina: 30 ore
  • Responsabile degli Impianti Tecnologici: 20 ore

Si è aggiunto il “PERCORSO UNIFICATO” per chi intende ricoprire entrambi i ruoli con un corso di: 38 ore.

Le suddette Figure possono essere gestite anche da personale esterno qualificato, che pertanto frequentato i suddetti corsi od è in possesso di Laurea Triennale in “Tecnico della Prevenzione”.

CERTIFICAZIONE BRC…LO STANDARD PER LA SICUREZZA ALIMENTARE

Una certificazione necessaria per lavorare con la Grande Distribuzione e con l’Estero

L’obiettivo principale della certificazione BRC FOOD è avere a disposizione uno strumento operativo comune per selezionare i fornitori di prodotti alimentari a marchio sulla base di sicurezza, legalità e qualità. Lo standard BRC assicura la presenza di questi requisiti imponendo il controllo sistematico di materie prime, semilavorati, prodotti finiti, ambienti produttivi e risorse che interagiscono nei processi.

Cosa richiede la Certificazione?

Lo standard richiede:

  • l’adozione di un sistema HACCP secondo I principi del Codex Alimentarius;
  • l’adozione di un sistema documentato di gestione della qualità;
  • il controllo dell’ambiente produttivo, del prodotto, del processo e del personale

Quanto tempo si impiega per avere la certificazione?

L’iter da seguire è il seguente:

  • Richiesta all’ente certificatore
  • Sopralluogo in azienda
  • Incontri mensili in azienda con il consulente
  • Audit di certificazione
  • Consulenze periodiche per gestione e controllo documentazione

Quali vantaggi ho dalla certificazione BRC?

  • avere riconoscibilità internazionale in materia di sicurezza alimentare;
  • ampliare il ventaglio dei propri clienti, essendo la certificazione BRC FOOD sempre più spesso un prerequisito essenziale per accedere al mercato;
  • tutelare l’immagine di chi immette i prodotti sul mercato;
  • garantire le aspettative e tutelare la salute del consumatore finale;
  • sfruttare sinergie ed elementi comuni ai sistemi di gestione per la qualità secondo le ISO 9000 e il metodo HACCP;
  • ridurre i tempi e i costi delle verifiche ispettive

MATERIALI A CONTATTO CON GLI ALIMENTI….MOCA !

Decreto legislativo 29/2017 – decreto sanzionatorio MOCA

Il 2 aprile 2017 è entrato in vigore il Decreto Legislativo n. 29/2017 del 10 febbraio, ovvero la “Disciplina sanzionatoria per la violazione di disposizioni di cui ai Regolamenti (CE) in materia di materiali e oggetti destinati a venire a contatto con prodotti alimentari e alimenti”.

CAMPO APPLICATIVO

Gli adempimenti, oggetto del decreto sanzionatorio riguardano:

  • le aziende che producono o trasformano materiali destinati al contatto con alimenti;
  • le imprese produttrici di macchinari industriali destinati al contatto con alimenti;
  • le aziende che si occupano della realizzazione di packaging, imballaggi, contenitori, arredi e mobilio destinati a contenere prodotti alimentari;
  • i produttori di stoviglie, posate, pentole, casalinghi, elettrodomestici ed altri oggetti destinati ad entrare a contatto con alimenti.

PRINCIPALI ADEMPIMENTI

Ciascuna azienda interessata nella filiera di produzione, trasformazione, importazione e distribuzione di MOCA deve:

  • dichiarare la propria attività all’Autorità sanitaria territorialmente competente;
  • istituire e far rispettare un sistema di assicurazione della qualità e validato dal relativo controllo, garantendo che le operazioni di fabbricazione siano svolte nel rispetto delle norme sulle GMP (Good Manufacturing Practices);
  • elaborare e/o farsi rilasciare dai produttori/fornitori la scheda tecnica dei materiali impiegati e/o prodotti, che deve essere redatta per iscritto su carta intestata dell’azienda e deve essere supportata da idonea documentazione (documentazione di supporto);
  • garantire un efficace sistema di rintracciabilità che permetta di ricostruire il percorso dei materiali lungo tutta la filiera;
  • garantire un’adeguata etichettatura o identificazione che assicuri la rintracciabilità del materiale in oggetto.
  • gestire o redigere dichiarazioni di conformità dei MOCA nel rispetto delle normative specifiche per materiale (es. Regolamento n.10/2011 per i materiali plastici, Decreto Ministeriale del 21/03/1973, ecc.)  e per Paese di destinazione.

SANZIONI

Il Decreto Legislativo 29/2017 prevede sanzioni amministrative (salvo che il fatto non costituisca reato) che variano da € 1500   fino a € 80.000 per casi in cui si riscontrasse un rischio per la salute umana.